martedì 30 ottobre 2012

Elettronica transitoria, passi avanti in campo biomedico

L'elettronica transitoria viene realizzata con materiali biodegradabili, l'applicazione di sostanze capaci di funzionare per un periodo di tempo per poi dissolversi non lasciando residui nocivi nell'ambiente può essere la prossima frontiera del futuro dell'elettronica.


La notizia di una elettronica capace di non inquinare l'ambiente quando esausta è stata accolta dal mondo scientifico con soddisfazione, la ricerca è stata portata avanti dalla collaborazione tra Suk-Won Hwang dell'Università dell'Illinois insieme a Hu Tao ed altri collaboratori della Tufts University, il dispositivo elettronico biodegradabile sarebbe in grado di dissolversi nell'ambiente programmando il tempo di degradazione.


La capacità di dissoluzione nell'ambiente di componenti elettronici non deve far pensare ad una facile soluzione al problema dello smaltimento dei RAEE (rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici); un dispositivo elettronico non è costituito da solo materiale conduttore, la plastica dell'involucro ed eventuali materiali metallici o minerali possono lasciare traccia nell'ambiente.

D'altro canto se da un lato sarebbe possibile eliminare il problema delle morti causate dall'inalazione dei fumi tossici della fusione dei componenti elettronici nei paesi sottosviluppati, dall'altro sarebbe opportuno aiutare queste popolazioni che si troverebbero paradossalmente in maggiori difficoltà in assenza di fonti di sopravvivenza.

Il dispositivo biodegradabile elettronico ha subito suscitato interesse in campo biomedico ed è stato progettato e costruito impiegando sostanze capaci di condurre corrente elettrica ma al contempo di essere compatibili con i tessuti umani, per far ciò si sono utilizzati materiali come il magnesio ed il silicio, ovviamente si parla di quantità minime al momento e tali che permetterebbero all'organismo umano di assorbirle senza creargli complicazioni.

Questa importante applicazione ha visto la collaborazione di un italiano, il professore di Ingegneria biomedica Fiorenzo Omenetto, che insieme all'Università Tufts sono stati gli artefici di ciò che potrebbe rappresentare un grosso passo in avanti in il campo medicale.


L'esperimento è stato effettuato impiegando silicio e magnesio ma anche una proteina di una sostanza naturale, la seta, ed ha visto l'applicazione su dei roditori su cui è stata testata un apparecchiatura biomedica apposita, dopo aver combattuto l'infezione batterica i roditori hanno assorbito anche quella.

In un prossimo futuro la nanotecnologia applicata al campo biomedicale sfrutterà la tecnologia CMOS (complementary metal-oxide semiconductor) molto comune nella progettazione di circuiti integrati, e che ha un comportamento transitorio, con integrazioni di sensori ed attuatori ed un sistema di alimentazione e di controllo senza fili sarà possibile intervenire localmente su un infezione con antibiotici.



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